Diceva Aristotele tanti e tanti anni fa

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Vorrei iniziare così la riflessione di oggi, dedicata a tutti noi cittadini speranzosi che le cose cambino e a tutti noi operatori sociali che dimentichiamo troppo spesso che niente cambia, se nessuno cambia.

Speriamo che cambi: la rabbia

In questi giorni ritrovandoci in aula formativa con molti Assistenti Sociali a parlare di responsabilità professionale, abbiamo rilevato una grande indignazione. Non possiamo gestirci come dovremmo a causa del sistema, ma ne siamo ugualmente responsabili. Non troviamo strumenti per reagire ma dovremmo farlo e lo sappiamo. Non abbiamo risorse per sostenere chi ha bisogno ma dovremmo trovarle. Nutriamo la speranza che qualcosa cambi, ma nel frattempo continuiamo a correre nella stessa direzione, senza il coraggio di cambiare.

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Siamo tutti molti arrabbiati, anche professionalmente parlando, perché le cose, in effetti, non vanno molto bene, perché la povertà impera, perché la crisi di cui si parla da qualche anno non è ancora finita (anzi) e perché non abbiamo tempo per noi, ma solo per rincorrerlo. Non abbiamo il tempo di fare tutto ciò che ci è richiesto e così tamponiamo, agendo solo in emergenza e d’urgenza. Vorrei ricordare ciò che diceva l’Illustre Professor Stefano Zamagni qualche tempo fa:

L’Animale vive nel tempo ma non ha il tempo.
L’Essere umano vive nel tempo e ha il tempo.
Ciò significa avere la possibilità di cambiare i tempi.

Speriamo che cambi: il coraggio di agire

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La nostra rabbia intesa come indignazione, sdegno verso ciò che vediamo accadere attorno a noi, va abbinata però al coraggio di intraprendere vie nuove, di vedere che è possibile cambiare la situazione, altrimenti è profondamente inutile. La speranza infatti è la virtù di chi si arrabbia, ma lo fa con il coraggio di intraprendere altre strade, perché quando ciò avviene le trasformazioni avvengono. Il coraggio di agire è fatto di responsabilità d’azione, promuovendo e co-progettando il benessere nel rispetto dei valori e dei principi che ci contraddistinguono e che sono diventate parole sentite e pronunciate in vario modo da tanti come partecipazione, dignità, autodeterminazione, solidarietà (per citarne qualcuna). Non lasciamo che siano solo parole ma cerchiamo di promuovere l’azione concreta anche ripartendo da noi e dalla nostra moralità che ci spinge a fare per il bene comune.

Speriamo che cambi: il tempo per condividere e cambiare

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La Share Economy va ormai tanto di moda, parliamo di proprietari di immobili che affittano stanze ai turisti, viaggiatori che si organizzano e condividono il tragitto con un mezzo di trasporto di proprietà di uno di loro, parliamo anche di iniziative a livello municipale (ad esempio la sharexpo di Milano), ma anche di cohousing, FablaB, crowdsourching e crowdfounging. Tutti questi progetti sono un modo di reagire alla crisi, ma sono principalmente un modo per condividere risorse, significati ed esperienze, oltre che un modo di reinterpretare e ricreare luoghi di fiducia e partecipazione. Essi rappresentano un sistema diverso per agire verso il cambiamento sperato.

E’ solo l’inizio, ma qualcuno sta sperando di cambiare e ha trovato il tempo e il coraggio per farlo. Speriamo che cambi.

Sabrina Banzato