L’adolescenza tra carta e social network: come cambia la ricerca della propria identità.

Il diario nascosto

diario

Ecco, non so se vi ricordate il diario, quello scritto di nascosto, quello che le ragazzine facevano lievitare riempiendolo di qualsiasi cosa perché tutto era importante, perché anche la cartina del cioccolatino regalato dall’amica del cuore era un pezzo della propria storia; e i lucchetti violati dai genitori che cercavano di carpire e scoprire i segreti e i luoghi più impensabili dove nasconderlo.

Era la meta riflessione praticata su una pagina di un quaderno, in cui ci interrogavamo sulla nostra adeguatezza adolescenziale: quel ragazzo o la ragazza di turno che era follemente innamorata di un altro e tu che eri sempre l’amico confidente; e i dilemmi tipici dei quindici anni che indagavano i grandi temi esistenziali quali la reperibilità di assenzio e laudano che sembravano indispensabili per poter diventare un poeta veggente come Boudelaire.

Poi un giorno si alza Mark Zuckerberg, che se ne frega di romantici e decadenti e tiene in forte considerazione solo i nerd. E inventa Facebook.

Dall’autoreclusione esistenzialista alla bacheca personale

diario

Ecco, io non so se vi ricordate il mondo prima di Facebook, non mi sento di giudicare se fosse meglio o peggio, di sicuro era diverso.

Se prima dei social network i ragazzi costruivano faticosamente la loro identità nelle relazioni con i pari, scrivendo magari pagine interminabili di diario, imparando a scaricare ansia e paure, imparando a lasciar defluire dolore e rabbia, costruendosi, ricostruendosi ogni giorno la propria percezione di sé, oggi il processo di costruzione dell’identità appare un po’ cambiato.

Vige, infatti, da almeno 15 anni, l’adagio “se non ti vedono non esisti”. Tale monito ha invertito le regole della costruzione dell’identità andando a sovvertire il processo in cui il proprio sé lo si preparava, lo si coltivava in famiglia e con gli amici. Oggi la percezione di sé per molti ragazzi e non solo, passa per numero di “amici” o followers, un’identità che risente di un pubblico, di una vetrina in cui non si può annoiare, in cui si deve essere brillanti per paura di ricevere feedback negativi, con il rischio di ricorrere a qualsiasi mezzo pur di ricevere quell’approvazione che ci consente di esistere, di percepirsi come accettati.

Dall’identità come accettazione di sé, all’identità come accettazione degli altri

Il diario fatto di emozioni personali si trasforma in un diario per un pubblico di sconosciuti, una continua gogna in cui non è più sufficiente che io accetti le mie emozioni, ma che tutti i miei amici virtuali mi rassicurino sul fatto che sono divertente, che vado bene. E mentre inseguo l’approvazione di nuovi amici, mi scordo di interrogarmi su chi sono realmente, su ciò che desidero, sicuro che saranno gli altri a dirmelo.

Il diario passa da una scrittura per sé, senza filtri, dove le emozioni spadroneggiano, in cui la persona giorno dopo giorno lavora sull’accettazione di sé e su nuove possibili soluzioni, a una scrittura dai temi leggeri, fatta per gli occhi di chi ci guarda, fatta per stupire e ricevere invidia; una maschera patinata costruita per altri che rischia di essere percepita come la propria identità.

Processi di consapevolezza

Si intende che ciò che è stato scritto non riguarda ovviamente tutti gli adolescenti e non riguarda solo gli adolescenti, non a caso Facebook è andato a soppiantare per una fascia di popolazione adulta l’uso contenitivo del diario, tipico appunto della post adolescenza continuativa, cui questa società da tempo ci ha abituato.

Ci si chiede allora: esiste un uso consapevole dei nuovi media? Esistono poche regole da adottare per “educare” i ragazzi al loro uso? Ma anche i non nativi di questa era digitale.

Sembra che i processi di consapevolezza delle diverse tipologie di scrittura siano ancora particolarmente sconosciuti e lascino così un segno evidente di quanto bisogno c’è di tornare a comprendere come oggi nella nuova era digitale, la scrittura sia fondamentale e come praticarla.

Gruppi professionali di scrittura e per target

In proposito Socialnet e il Centro Aurora, propongono gruppi speciali di scrittura alla scoperta dell’uso delle tipologie di scrittura e dei suoi nuovi utilizzi in campo sociale ma anche gruppi diretti a target specifici di persone secondo necessità.

Gabriele Zen